Continua la caccia all’insegnante.
Pietro Giannini 15/12/2016
L’ultimo episodio è avvenuto due o tre giorni fa nel liceo scientifico Dante Alighieri di Matera: il docente aveva riferito al genitore dello scarso rendimento della figlia nel primo periodo dell’anno scolastico.
È finita che il docente è stato dichiarato guaribile in trenta giorni per le percosse del padre farabutto di turno.
Andiamo sempre peggio. Quest’anno poi è da record. Almeno un caso a settimana. Spesso non finiscono sui giornali quei casi in cui un genitore inveisce contro l'insegnante, o tenta di intimidirlo/a con promesse di guai peggiori.
Sono tanti adesso a praticare questo nuovo gioco riservato a delinquenti travestiti da padri o madri. Una insensata ed insana violenta follia che ci attanaglia, figlia dell'ignoranza e della brutalità.
Gli atteggiamenti mafiosi di certi genitori sono l'ennesima prova che questo Paese, senza un'adeguata cultura scolastica, visto il fallimento della famiglia come sede primaria dell'educazione dei figli, è destinato ad un periodo di oscurantismo mai visto prima. Non nasce solo da questi casi e non si esaurisce solo in essi.
Nasce come detto nelle famiglie sempre meno attente ai bisogni dei figli, bisogni non materiali, certo, ma di quei bisogni che sono molto più difficili da soddisfare, quali l'attenzione e l'affezione, la cura e la presenza dei genitori. Cose non futili, di cui gli adolescenti sentono di avere bisogno.
Il più difficile periodo della loro vita lo trascorrono da soli, senza la guida di nessuno né in famiglia né fuori di essa.
Così, abbandonati a se stessi crescono quelli che poi, a 16 0 17 anni, sono già, sempre più spesso, molto violenti, delinquono, il più delle volte conoscono già a quell’età, la rudezza del carcere minorile.
Questi casi, anche se non pochi in verità, non sono però la gran parte, ma costituiscono comunque una preoccupante percentuale.
Con l’assenza dei genitori, il punto di riferimento diventa la TV, che negli ultimi 20 anni ha contribuito in maniera molto forte al deterioramento dei costumi ed al contemporaneo sviluppo di quel gravissimo fenomeno che è l’inciviltà.
Film di inaudita violenza dominano su tutti i canali a qualsiasi ora del giorno e della notte e sono continuamente fruibili da chi, essendo da solo, anche fisicamente e non avendo altre distrazioni, pensa di passare così un po’ di tempo. Ma i media ci danno solo pessimi prodotti di altrettanto pessima fattura, in cui la relazione fra i protagonisti di storie sordide (ad esempio i film sui vampiri e sugli Zombies) sono esemplari in quanto ai dialoghi spesso esasperati e violenti, le frequentissime scazzottate, le lotte corpo a corpo che hanno come effetto l’annientamento dell’avversario spesso in maniera truculenta. Non proprio esempi di vivere civile, di rispetto delle persone, di rispetto per la vita umana, del sentimento dell’amicizia ecc. Niente di tutto questo.
Molti “format” sono poi delle vere e proprie nefandezze, Così come i talk show nei quali emerge solo la narcisistica necessità dei protagonisti di primeggiare e di farsi notare con qualsiasi mezzo anche insultando i presenti. Sono programmi sciagurati che portano all’odio, alla diffidenza, al rancore.
In tutto ciò la famiglia non c’entra, dirà qualcuno. Ed infatti non c’entra. Non c’entra perché, proprio fisicamente, essa è assente. Molti genitori, non del tutto ignari di ciò, tentano di salvare il salvabile: la scuola. Per una sorta di vergogna nei confronti dei figli trascurati, azzardano un recupero d’affetto tentando di dimostrare ai loro figli una tutela “erga omnes”, che diventa insana follia quando si accanisce contro un insegnante, reo di aver rimproverato un figlio disattento o di aver messo una basso voto ad un somaro.
Di solito i giovani non sono colpevoli delle malefatte dei genitori, essi sono però i destinatari di risultati delle imprese dei loro parenti: fatti del genere spesso si ritorcono contro di loro, non da parte della scuola ma da parte dei compagni di classe, non sempre disponibili a passare sopra a tali episodi di violenza.
Ma esistono, purtroppo anche i figli di delinquenti abituali, i cui genitori sono più adusi alla minaccia, all'aggressione, alla violenza personale. In questi casi le motivazioni sono uguali, ma le conseguenze sono diverse, perché quegli atti esecrabili sono compiuti da individui che, non avendo nulla da perdere, possono infierire in maniera ben più incisiva, più pericolosa, con conseguenze più pesanti per l’insegnante.
Anche in questi casi è difficile muovere rimprovero ai figli, a meno che essi, da rampolli di violenti quali sono, siano tanto mascalzoni da mentire ai genitori, conoscendone l’indole, ed alterando ad arte la verità per godere, così, di una vendetta che lasciano consumare ad altri.
L’altra faccia del problema è costituita dal fatto che si accontentino in ogni modo i propri ragazzi, comprando loro tutto quanto essi vogliano.
Ciò non significa che si amino i propri figli, ma è un mezzo per farsi perdonare per la loro assenza, per non esserci stati quando essi ne avrebbero avuto bisogno. Non li hanno resi felici: li hanno saziati, riempiti di futilità, di ogni ben di Dio, ma li hanno svuotati di tutto il resto.
Li hanno privati del meglio che potevano e dovevano dare loro: l’affetto e la presenza della famiglia.
Non è solo la scuola a patire per questo stato di cose. Ne succedono anche nello sport, laddove molti allenatori di squadre di calcio di “pulcini”, così chiamate proprio per la piccolissima età dei partecipanti, sono stati aggrediti da genitori insoddisfatti perché il loro figlio non era inserito nella formazione titolare ma fra le riserve.
Gli autori di queste bravate hanno inteso così dimostrare ai loro figli cosa s’intende per Sport. Fare a pugni con l’allenatore se costui li tiene in panchina. E non sono solo i papà a litigare, ma anche le signore mamme si abbandonano a tali scorrerie nell'indecenza e nel sottobosco dell’ignoranza.
Non c’è un senso in tutto questo se non la necessità di un ritorno alla scuola vecchia maniera, quella, cioè, nella quale il maestro insegnava come si tiene la matita in mano e ci obbligava a completare intere quadernate di aste. Ma adesso si sa come si tiene in mano una penna: i giovani di oggi usano una vanga o un cacciavite.
Ma non è colpa loro.
Il tracollo della scuola e dell’istruzione più in generale, dovuto a fattori di cui abbiamo già detto in un altro post, ha creato una società eticamente scadente, culturalmente immiserita, disgregata al suo interno, priva di qualsiasi valore civico. La carenza di strutture aggreganti per i giovani, ha amplificato il malessere non solo dei nostri ragazzi ma di tutta la nostra incivile società.
Non nascono più tanti bambini in Italia. Lo Stato vuol correre ai ripari per incrementare le nascite. Meglio di no.
A che serve fare figli se poi li abbandoniamo al loro destino?
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