I grandi
aforismi.
Pietro Giannini 23-02-2018
Secondo il dizionario Treccani (cito testualmente) “l’Aforisma è una proposizione che riassume, in brevi e sentenziose parole, il risultato di precedenti osservazioni o che, più genericamente, afferma una verità, una regola o una massima di vita pratica.
Oggi ne ho letto uno, forse involontario, espresso da Michela Murgia, una scrittrice sarda di indubbia bravura ed intelligenza che negli ultimi anni ha fatto incetta di numerosi premi letterari, autrice, fra l’altro, di “Accabadora” e di “Il mondo deve sapere” che mi permetto di consigliare a tutti.
Dico involontario a buon motivo perché, quella che riporto e la frase conclusiva di una sua intervista rilasciata ad un ‘magazine’ al femminile.
Dice la Murgia, a proposito dei gravi problemi che scuotono oggi la nostra scuola:
«In una società dove l’ignoranza non è più un difetto, insegnare non è più una virtù».
Ora questa frase rispecchia esattamente la definizione di aforisma che ho riportato dianzi. Quindi essa diventa un aforisma per definizione.
La verità racchiusa in quella frase geniale è l’esatta sintesi del malessere che percuote la nostra istruzione in questi mesi infausti.
Il rapporto scuola-famiglia, crollato sotto i colpi della sempre più evidente carenza culturale presente in molte famiglie, ha creato situazioni di una certa gravità che si esplicitano in attacchi proditori agli insegnanti, sia da parte degli alunni evidentemente squilibrati da una situazione familiare deficitaria, sia da parte dei genitori che per propri deficit culturali ed etici, hanno portato le loro famiglie a fallire sia come istituzione che come fonte di istruzione ed educazione primarie.
A molti genitori interessa solo che i loro rampolli riescano a prendere un “pezzo di carta” da sbandierare come vessillo di vittoria, tanto poi il destino deciderà per tutti, dimenticando che il destino ti aiuta solo se gli dai motivo per farlo.
Le nuove generazioni nascono in un periodo in cui la cultura non serve per capire il loro mondo ed in cui non sentono nemmeno la necessità di comprendere quello che hanno intorno.
Vivono alla giornata, senza cercare di capire come evolverà la loro esistenza in un mondo sempre più difficile e chiuso al futuro. A che serve la cultura in una situazione come questa? Serve ad evitare la massificazione del proprio pensiero, a stabilire la differenza fra un cervello pensante ed uno assuefatto a non farlo.
La droga dell’ignoranza crea nuovi mostri, violenti ed insoddisfatti, incapaci di discernere fra bene e male, di usare con cognizione quel libero arbitrio di cui tutti siamo forniti, ma che, purtroppo, non riusciamo ad usare perché privi delle basi elementari che normano il vivere civile. Proprio quelle che, invece, ci differenziano dalle altre creature viventi.
Chiudo con un altro aforisma. Questo è di Pitagora:
La morte è l'ignoranza della vita: quanti uomini morti si aggirano tra i viventi.
Riproduzione riservata
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