L’INCREDIBLE GIOCO DELLE PARTI.

 di Pietro Giannini 15/04/2019



Se Pirandello fosse vissuto in questi anni sicuramente non avrebbe scritto questa commedia perché la gente la sta vivendo direttamente, come si dice oggi, in diretta,  e quindi non ci sarebbe nulla da lasciare in eredità agli uomini di debole cultura. I quali,  non avendo capito l’attuale commedia delle parti, men che meno avrebbero di certo capito quello che comunemente viene definito come la “morale della commedia” cioè il senso intrinseco dell’opera del grande scrittore, drammaturgo e poeta agrigentino insignito del premio Nobel nel 1934.

Il gioco che stanno conducendo in maniera così smaccatamente fatua, quanto fruttuosa, i due presidenti del consiglio Salvini e Di Maio, è talmente chiaro, lapalissiano, evidente che lo vedrebbe anche un cieco. 
Non lo vedono però moltissimi abbacinati, quanto sciocchi nostri connazionali che, in preda al delirio del potere, seguono le vicende politiche di questi due supereroi marvelliani, con un notevole senso di trionfalismo vanesio, esasperato ed alimentato dalle frustre chiacchiere improduttive, ma soprattutto deleterie per la nostra economia, ove fossero realizzabili e realizzate. 

Il periodo elettorale finirà fra meno di due mesi, per fortuna, e così le mirabolanti promesse elettorali finiranno nel dimenticatoio come quelle dello scorso anno. 
Non possiamo nemmeno consolarci pensando che tutto sommato sarebbero meglio due guitti bugiardi che due distruttivi eversori della nostra civiltà, camuffati da eroi a due facce come quelle del bifronte Giano, perché questi sono entrambe le cose, bugiardi e distruttivi. 

Né ci può lasciare indifferenti la protervia con cui il ministro dell’interno continua a dettare ordini agli imbelli avversari oramai succubi delle castronerie che escono dalla bocca del ministro del terrorismo. Ha trasformato il XXV aprile un derby di calcio tra fascisti e comunisti cui lui non è interessato. L’ignoranza raccoglie facinorosi incompetenti dappertutto. Il fatto però qui è ben più grave perché il suo partito ricalca e rinnova le idee di governo di Mussolini con la stessa metodologia fatta d’inganni, bugie, circonvenzione d’incapaci, minacce e tutto l’ipocrita corollario di meschinità contro quelli di diversa etnia. 

Repubblica di oggi riporta un articolo nel quale si dice che adesso ambisca a sistemare un leghista al posto della Raggi. Ve lo riporto integralmente: ««A dire il vero, la sua prima marcia su Roma Salvini l'aveva dispiegata il 28 febbraio 2015 in piazza del Popolo, dove ad acclamarlo erano confluite anche le falangi di CasaPound, e un militante col fazzoletto verde al collo issava un ritratto di Mussolini con la scritta: "Salvini, ti aspettavo!". 

Erano tempi di ruspe e di turpiloquio sguaiato, rivolto minacciosamente contro una vasta gamma di bersagli, dai rom alla Fornero. Ma già accompagnati da un sapiente ammiccamento all'estrema destra capitolina - per il tramite del deputato europeo Mario Borghezio - e alla città tutta: "A casa mi capita pure di cantare “Roma Capoccia”»» 

Questo tanto per far capire con che soggetti abbiamo a che fare..



Riproduzione riservata.

Commenti

Post popolari in questo blog

Perche il 25 aprile non è per tutti