Scuola violenta.
Pietro Giannini 07-02-2018
Non ricordo nemmeno quanti film sulla violenza nelle scuole siano
stati prodotti in America. Di sicuro tanti e per giunta da moltissimi anni
(forse anche prima del 1950); qualcuno anche ben fatto tanto da beccarsi la
famosa statuetta.
Quel che allora vedemmo in quei film ci meravigliò moltissimo
perché si trattava di avere a che fare con ragazzi estremamente violenti e
pericolosi. Se avessimo saputo che avremmo anche noi subito tale realtà avremmo
guardato quelle pellicole con ben altri occhi.
Uno solo però era l’argomento comune. La gioventù americana
balorda e maleducata era in balia di sé stessa, senza famiglia o con famiglie
squinternate, cresciuta allo stato brado, in strade sempre più pericolose e turbolente,
frequentate da delinquenti armati e violenti oltre ogni limite.
Ci accorgiamo solo ora che anche qui da noi si sta cominciando a
percorrere la stessa strada.
Sta infatti passando l’idea, nell'istituzione scolastica, che
bisogna essere tolleranti e tentare il recupero dei ragazzi che a scuola non
fanno niente, che disturbano e minacciano e prendono a pugni, se non a
coltellate, i loro insegnanti, solo perché credono di poter essere promossi con
la brutalità e le minacce, anziché studiando.
Ma noi siamo figli di un’altra civiltà.
La nostra non è una generazione di guerrafondai come quella
Americana. Non abbiamo predicato la violenza se non negli ultimi vent'anni
della nostra storia.
L’America vanta più di 220 conflitti aperti negli ultimi 2 secoli della
sua pur breve storia.
Il fenomeno è di per sé oramai chiaro e non ha bisogno di
ulteriori approfondimenti. Ed anche se in certi punti di tale excursus storico
scopriamo analogie ed apparentamenti con la loro storia, non dobbiamo sentirci
per forza Americani anche noi.
Dagli anni ’50 in poi abbiamo copiato tutto della loro vita, le
abitudini, certi usi e costumi e soprattutto abbiamo commerciato con loro
comprando molti dei loro prodotti per i nostri figli.
Quello che più ci ha danneggiati è stato proprio il fatto di aver
copiato le loro abitudini ed il loro modo di vivere. Abbiamo voluto fare gli
Americani senza averne né il carattere né il loro modo di intendere la vita.
Ai nostri ragazzi non sarebbe mai venuto in mente di aggredire un insegnante
senza averne copiato l’idea da qualche parte.
E questo per merito di una differenza etica, di civiltà e
di cultura, esistenti certamente nelle nostre scuole, almeno fino al 1980-90,
cioè fino a quando non è cominciato il grande saccheggio culturale nel mondo
dell’istruzione, perpetrato in maniera tanto violenta quanto scientifica.
Le conseguenze riguardano soprattutto la famiglia, naufragata sotto i duri colpi di questi limiti culturali e morali, sia come istituzione che come fonte di educazione ed istruzione primarie.
Gli incresciosi avvenimenti susseguitisi in questi ultimi due anni
nelle nostre scuole, hanno il sapore del “déjà vu”.
Ma è un sapore amaro.
È il sapore di una sconfitta annunciata, proprio a seguito della
demolizione culturale praticata da squallidi politicanti che, con la scusa di
modernizzare e/o” aggiustare” la scuola, ne hanno invece decretato volutamente la
fine.
Con la scuola muore, però, anche quella nostra speranza di cultura
e di civiltà che ci aveva contraddistinti in tutto il mondo e di cui potevamo
legittimamente vantarci.
Forse ci sarà anche un domani migliore, ma nessuno può saperlo, e
di certo, per dirla con i Nomadi “Noi non ci saremo” …Ed è un vero peccato non
sapere come andrà a finire.
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