Arsenico e vecchi merletti.

Di Pietro Giannini 17/01/2020

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Un nuovo PD, una nuova sinistra. Non si fa altro che parlare delle stesse cose da decenni. Nuovo e Sinistra, a mio avviso, sono in antitesi, perché entrambi sono uguali a sempre, sia nei concetti che nei personaggi. Questi ultimi, soprattutto, sono ancora quelli che pensano di riuscire, come sempre, a manipolare le menti degli italiani, come peraltro fa Salvini con i suoi adepti, facendoli votare come vuole. 

Se la nuova sinistra, di cui parla e straparla Zingaretti, è questa, non serve a niente fare un congresso. Basta molto meno: è sufficiente una riunione al bar per ribadire o chiarire qualche principio stantio e dare il via al nuovo partito dopo avergli cambiato nome (cosa da fare assolutamente per rinfrescare la facciata).
Se i valori restano quelli di prima e le teste pure, non si va da nessuna parte.

Non si può fare un partito nuovo con vecchie cariatidi smarrite nell'ottusa speranza di creare qualcosa di nuovo sulle macerie del vecchio. 

Il nuovo deve nascere da una realtà rivoluzionaria, con gente nuova, giovane, disposta a rimboccarsi le maniche per dare alla sinistra italiana una nuova speranza, una nuova classe dirigente, un programma giovane, teso veramente al popolo e non alla conservazione di vecchie poltrone su cui siedono vecchi poltroni.
Il PD ha cambiato nome diverse volte, tutti conosciamo questa storia.
Il partito però è rimasto sempre immutato e guidato (!), dietro le quinte, dal ciarpame che dopo Berlinguer ha tenuto in mano saldamente le redini del comando.

Renzi che volle tentare la rottamazione di tutto il vecchiume si accorse, suo malgrado, che le vecchie cariatidi poggiavano e poggiano su solidissime basi. La banda dei centouno mamelucchi della guardia imperiale lo avversò e lo combatté a tal punto da farlo desistere prima che corresse seriamente il rischio di dover essere operato per l'asportazione di parte del fegato.

E fece bene perché mai un governo negli ultimi trenta anni - dall'avvento dell'Arco-reo festaiolo lombardo, cultore del mito del figlio di Afrodite e Dioniso in poi - aveva fatto tanto. Non possiamo sperare in qualcosa di meglio perché lo stantio odore di naftalina che avvolge l'attuale PD sarà sempre presente finché non scompariranno le tarme dall'armadio.
Magari cambiando anche l'armadio.

Cosa c’entra il titolo si chiederà qualcuno?  C’entra perché in quella commedia di Joseph Kesselring, una banda di allegri vecchietti un po’ fuori di senno, riesce a dare un sacco di guai al giovane protagonista, causandogli parecchi problemi.
Chi non vede l’attinenza?

Ma la Speranza è l’ultima a morire (infatti essa abbandona l’uomo solo quando questo è nel sepolcro, come ci dice Foscolo) e quindi noi, in maniera meno funerea e un po’ più vitale, abbiamo il dovere di credere che, al di qua dello Stige, vi sia ancora l’opportunità di potere sperare in una nuova sinistra, con altra gente ed altre menti che non odorino, soprattutto, di naftalina.

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